La portaerei MUSEO CV-11 Intrepid – NEW YORK 27/02/2026 di Andrea e Romina Cini

Marzo 25, 2026

La portaerei CV-11 Intrepid, una delle 24 unità della classe Essex costruite a partire dal 1942 è una veterana della Seconda Guerra Mondiale, silurata una volta e colpita in episodi diversi da quattro attacchi kamikaze, ed è stata protagonista della Battaglia del Golfo di Leyte dell’Ottobre 1944, episodio che segnò la fine delle velleità offensive della Marina Imperiale Giapponese.

Alla fine del conflitto è stata posta in disarmo, per poi tornare attiva nei primi anni ’50 dopo estesi lavori di ammodernamento atti a dotarla anche di ponte angolato per permettere l’operatività dei primi velivoli a getto impiegati dalla US Navy e adottando la denominazione di portaerei d’attacco e il nuovo “pennant number” CVA-11.

L’unità prende quindi parte alla Guerra di Corea e dopo ulteriori aggiornamenti conclude la carriera nel 1974, quasi al termine del conflitto Vietnamita, come CVS-11 (ovvero come portaerei specializzata nella lotta antisom). Posta in disarmo in maniera definitiva, viene salvata dalla demolizione e scelta per essere adibita a museo. Ormeggiata al molo 86 del Porto di New York, sulla sponda ovest di Manhattan, dal 1982 diventa sede e nucleo centrale dello Intrepid Sea, Air & Space Museum, successivamente affiancata dal sottomarino USS Growler (SSG-577) e nel 2004 dal Concorde G-BOAD della British Airways.

Oggi il museo, ridenominato più semplicemente Intrepid Museum e dal 1986 designato sito di interesse storico nazionale, è una delle attrazioni della Grande Mela, visitato da centinaia di migliaia di persone ogni anno e ospita, dall’Aprile 2012, anche l’orbiter Enterprise, il prototipo planante dello Space Shuttle.

La collezione prettamente aeronautica del museo consta di poco meno di 30 apparecchi, alcuni dei quali di notevole interesse storico, ed è esposta per la gran parte sul ponte a proravia della nave e di fronte all’isola di comando, mentre a poppa sono stati allestiti il padiglione dello Spazio ed una seconda struttura coperta dedicata al restauro dei velivoli. L’hangar sottostante, che si estende per quasi tutta la lunghezza del ponte di volo, ospita il resto della collezione, e nello specifico alcuni dei più rappresentativi modelli di mezzi ad ala fissa e rotante che hanno operato dalla portaerei durante la sua lunga carriera, mentre lo spazio rimanente è dedicato all’esposizione di cimeli, ricostruzioni storiche per mezzo di pannelli illustrativi ed ad un ampia zona dedicata ai simulatori di volo ed ad attrazioni multimediali dedicate al pubblico più giovane.

La visita inizia dal ponte coperto, e si viene accolti all’entrata da uno splendido esemplare di FG-1D (s/n 92013 ma colorato come s/n 82784 del VF-10), versione costruita su licenza dalla Goodyear del celeberrimo Vought F4U Corsair, modello che ha operato dalla Intrepid durante le ultime fasi del secondo conflitto mondiale insieme al Grumman (General Motors) TBM Avenger, anche esso presente, con le insegne del Torpedo Squadron 18 (VT-18).

159232/NM231 AV-8C VMA-231/USMC CV11/USS-Intrepid – NewYork 27/02/2026 Foto: Andrea Cini

Si prosegue con uno FJ-3 Fury esposto con s/n 135868 ed i colori del VF-33, con un raro Piasecki HUP-2 Retriever (s/n 128519), piccolo elicottero utility birotore, talmente piccolo da poter utilizzare gli ascensori della portaerei senza necessità di ripiegare le pale, che ha operato con l’Helicopter Utility Squadron 2 (HU-2) dalla Intrepid negli anni che vanno dal 1954 al 1961, per finire con un Douglas A-4B (s/n 142833) che ha operato dalla nave nei colori del VA-95 durante suo il primo dispiegamento nel conflitto Vietnamita nel 1966.

L’esposizione prosegue sul ponte di coperta e comprende alcuni esemplari molto interessanti, il primo dei quali, se non altro per la sua mole è sicuramente uno dei prototipi del Lockheed A-12 (s/n 60-6925), velivolo da Mach 3 inizialmente sviluppato per la CIA che si è poi evoluto nello SR-71 Blackbird usato dall’USAF per compiti di ricognizione strategica durante la Guerra Fredda.

Altro velivolo non facilmente visibile altrove è un esemplare di Kfir C1, evoluzione dello IAI Nesher sviluppata dalla Israel Aircraft Industries a partire dagli anni settanta. Questo modello, che ha ottenuto un buon successo all’esportazione, ha servito con la sigla di F-21A dal 1985 al 1989 in 25 esemplari ottenuti in leasing anche nel VF-43 della Marina americana e nel VFMT-401 dei Marines, reparti specializzati nel ruolo di “aggressori” nelle missioni di addestramento al combattimento aereo, e l’esemplare esposto, donato al museo dal governo israeliano, veste infatti la livrea standard adottata dal 144° Squadron dell’aeronautica israeliana con l’aggiunta di stemmi, codici e insegne dei due reparti americani che lo hanno utilizzato.

Molto interessanti anche due esemplari di Mig, un Mig-21 PFM ed un PZL-Mielec Lim-5, copia prodotta su licenza in Polonia del Mig-17, recentemente restaurati e riverniciati a rappresentare rispettivamente un velivolo con codice 4105 apparente al 10° Reggimento Caccia Intercettori dell’aeronautica polacca, da cui proviene, e un velivolo delle forze aeree del Vietnam del Nord (codice 1607), ma è motivo di orgoglio per noi italiani trovare tra i pochi velivoli esposti di fabbricazione non statunitense anche un MB.339A/PAN (MM54461, “Pony 7”) donato dalla nostra Aeronautica Militare e dedicato alla memoria del Tenente John Miglio, deceduto il 20 Febbraio 1985 in un incidente in addestramento a Rivolto.

MM54461/7 MB-339A Frecce-Tricolori CV11/USS-Intrepid – NewYork 27/02/2026 Foto: Andrea Cini

Una buona parte del ponte di volo è poi riservata ai velivoli di produzione Grumman, tradizionalmente tra i maggiori fornitori della US Navy. Tra i velivoli esposti ricordiamo un esemplare di E-1B Tracer (s/n 147212 del VAW-121/DET-11), velivolo radar evoluzione dello S-2 Tracker per la lotta antisom e del C-1 Trader da trasporto, un raro prototipo di A-6F Intruder II (s/n 162185), versione aggiornata dell’A-6E, rimotorizzata con i propulsori dello F-18 ma mai entrata in servizio, fino ad arrivare al celeberrimo F-14 Tomcat, presente con il settimo esemplare costruito (s/n 157986), aggiornato come prototipo della definitiva versione “D” denominata “Super Tomcat”, uscita dal servizio attivo della US Navy nei primi anni duemila.

157986 F-14D Tomcat CV11/USS-Intrepid – NewYork 27/02/2026 Foto: Andrea Cini

125819/HU69 HUP2 UH-25B-Retriever HU2 USN CV11/USS-Intrepid – NewYork 27/02/2026 Foto: Andrea Cini

Interessante anche la componente ad ala rotante tra cui segnaliamo un Sikorsky HH-52 Seaguard (s/n 62-117) esposto nei colori del distaccamento basato a Brooklyn della Guardia Costiera e un raro Bell UH-1A dell’esercito (s/n 59-1621), uno dei pochi esemplari rimasti di questa iniziale versione del popolare “Huey”.

Altro notevole modello in esposizione sul ponte principale e recentemente restaurato è uno splendido Chance-Vought F-8K Crusader (s/n 145550), che veste la livrea del velivolo del Tenente Tony Nargi, pilota del VF-111 della US Navy distaccato sulla Intrepid, che il 19 Settembre 1968 abbatté con un missile Sidewinder un Mig-21 nordvietnamita, mentre tra gli esemplari meno comuni ci piace menzionare un Douglas F4D-1 Skyray esposto nei colori del VF-162 (s/n 134836), che ha operato dalla nave tra il 1961 e il 1962, ed un raro McDonnell F-3B Demon, velivolo sviluppato a metà anni ’50 e da cui si è poi evoluto il ben più prestante F-4 Phantom, presentato nella livrea del VF-41 imbarcato sulla USS Independence (s/n 133566).

Il biglietto di ingresso al museo, del costo di 38 dollari per adulto (prezzo intero del 2026) permette la visita alla Intrepid e alla sua collezione, incluso il padiglione dello spazio, al sommergibile SSG-577 Growler, visitabile anche internamente, e al molo 86, dove si trova il Concorde della British Airways, che può essere visitato anche internamente previo pagamento di un biglietto aggiuntivo. Per tutti gli interessati suggeriamo la prenotazione tramite il sito del Museo, anche per avere notizie di eventi particolari o chiusure, possibili in caso di condizioni meteorologiche avverse.

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